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Vita, morte e miracoli di Bea
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Stamane mi sveglio con il pensiero che si fissa su quello che scrivo e sul percorso che ho fatto complessivamente dal primo giorno in cui ho preso in mano la penna a oggi. Non so quantificare bene tutto il mio lavoro, mi ricordo che ho fatto un lungo viaggio da quando a 12 anni ho cominciato a buttare fuori le mie idee sulla carta. Non sapevo neanche quello che facevo... Mi piaceva Leopardi che all'epoca si sposava con la mia interiorità, mi affascinavano i grandi scrittori e il loro lavoro, avevo bisogno della mia solitudine nella mia stanza, avevo bisogno di lasciare libera la mente. Ero poco concreta, nel senso che producevo poche cose compiute e non ero conscia di nulla di quel che facevo. Mi irritava non completare nessun testo e reputavo ciò come una specie di fallimento, eppure non decidevo mai di abbandonare la penna e lasciar perdere, avevo troppa voglia e bisogno di scrivere, era una vera necessità fisica.
Dopo questa fase seguì un gran silenzio, di cui chi segue questo blog è a conoscenza, ma al di là del fatto che l'istinto di scrivere e l'ispirazione si erano affievoliti in quel periodo è interessante notare come siano tornati dopo tanto tempo. Come già detto non mi sono mai considerata un poeta e in fondo nemmeno mi interessa la definizione perché chiunque oggi può scrivere. Forse sì, sono un poeta perché non ho deciso di abbandonare di punto in bianco, perché non decidi niente tu di fronte a quella che viene definita Musa. Non è che siccome non si ha tempo o si trova un altro hobby allora non si scrive più. Questi sono finti poeti. Quando l'ispirazione è tornata ho preso a scrivere dovunque: in mezzo alla strada, sui treni, sui mezzi... L'ispirazione mi prendeva appena sveglia o alle 3 di notte, oppure in bagno mentre mi lavavo. Oggi questa forza è diminuita molto, più di rado mi capita di dover interrompere quel che faccio per scrivere e forse questo succede perché sono più tranquilla nel mio animo, almeno in questo ultimo periodo. Approfitto di questo per correggere cose scritte prima o elaborare progetti più lunghi. Vivo emozioni intense in continuazione ma riesco a gestirle. Ho paura che un giorno non scriverò più niente perché un po' mi mancano questi attacchi violenti ma è anche vero che non si possono ripetere le esperienze e che la vita è fatta di fasi. Vorrei procedere nei prossimi anni, ho molti progetti in itinere e le idee non mi mancano mai per cui se oggi mi concentro su lavori più tranquilli come traduzioni e correzioni di vecchie bozze, spero di produrre sempre almeno dei piccoli componimenti nuovi nel tempo. Forse le mie paure sono infondate perché quest'anno ho scritto 5 o 6 pezzi nuovi che non sono pochi. Ciò grazie alla gente, alla frequentazione di persone ricche e stimolanti per me che mi danno sempre nuovi spunti, nuove emozioni, spesso molto forti, che sono il punto di partenza per nuovi lavori.

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Sono veramente contenta dell'ultima lettura che sto intraprendendo. Si intitola "Quiet. The power of the introverts in a world that can't stop talking" di Susan Cain, ed è un testo-saggio del 2012 sull'introversione, le capacità di chi è introverso e il rapporto di questi con il mondo esterno, spesso incapace di capire l'introverso o incapace di trattarlo.
Cain si rifa innanzitutto alla psicologia freudiana, alla tipizzazione ideata da Freud nel famoso "Tipi psicologici" che pionieristicamente tra le altre cose aveva proposto la divisione tra introversi ed estroversi.
Cain spiega perchè il mondo oggi è massimamente formato, retto e ruotante attorno agli estroversi, che sono visti come modello vincente e vuole spronare chi (come me) è introverso a non abbattersi e a non considerarsi una persona "di serie B" solo perchè la società lo biasima per la sua natura.
Il mondo è formato da entrambi questi tipi psicologici che devono imparare a convivere e a rispettarsi; ognuno può apportare benefici alla società in cui è inserito al di là della propria inclinazione psichica naturale.
Alcuni passi che, per quanto io non sia nemmeno giunta a metà libro, raccontano molto di me e ritengo interessanti come spunto di riflessione:

"Yet today we make room for a remarkably narrow range of personality styles. We’re told that to be great is to be bold, to be happy is to be sociable. We see ourselves as a nation of extroverts—which means that we’ve lost sight of who we really are. Depending on which study you consult, one third to one half of Americans are introverts—in other words, one out of every two or three people you know. (Given that the United States is among the most extroverted of nations, the number must be at least as high in other parts of the world.) If you’re not an introvert yourself, you are surely raising, managing, married to, or coupled with one."


"If you’re an introvert, you also know that the bias against quiet can cause deep psychic pain. As a child you might have overheard your parents apologize for your shyness. (“Why can’t you be more like the Kennedy boys?” the Camelot-besotted parents of one man I interviewed repeatedly asked him.) Or at school you might have been prodded to come “out of your shell”—that noxious expression which fails to appreciate that some animals naturally carry shelter everywhere they go, and that some humans are just the same. “All the comments from childhood still ring in my ears, that I was lazy, stupid, slow, boring,” writes a member of an e-mail list called Introvert Retreat. “By the time I was old enough to figure out that I was simply introverted, it was a part of my being, the assumption that there is something inherently wrong with me. I wish I could find that little vestige of doubt and remove it.”
Now that you’re an adult, you might still feel a pang of guilt when you decline a dinner invitation in favor of a good book. Or maybe you like to eat alone in restaurants and could do without the pitying looks from fellow diners. Or you’re told that you’re “in your head too much,” a phrase that’s often deployed against the quiet and cerebral.
Of course, there’s another word for such people: thinkers."


"Many introverts are also “highly sensitive,” which sounds poetic, but is actually a technical term in psychology. If you are a sensitive sort, then you’re more apt than the average person to feel pleasantly overwhelmed by Beethoven’s “Moonlight Sonata” or a well-turned phrase or an act of extraordinary kindness. You may be quicker than others to feel sickened by violence and ugliness, and you likely have a very strong conscience. When you were a child you were probably called “shy,” and to this day feel nervous when you’re being evaluated, for example when giving a speech or on a first date. Later we’ll examine why this seemingly unrelated collection of attributes tends to belong to the same person and why this person is often introverted. (No one knows exactly how many introverts are highly sensitive, but we know that 70 percent of sensitives are introverts, and the other 30 percent tend to report needing a lot of “down time.”)"

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Uno dei pezzi di letteratura che ricordo ancora dal liceo e a cui sono piuttosto legata: "L'homme n'est qu’un roseau, le plus faible de la nature ; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser : une vapeur, une goutte d’eau, suffit pour le tuer. Mais, quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, puisqu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien.Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C’est de là qu’il faut nous relever et non de l’espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser : voilà le principe de la morale. Roseau pensant. — Ce n’est point de l’espace que je dois chercher ma dignité, mais c’est du règlement de ma pensée. Je n’aurai pas davantage en possédant des terres : par l’espace, l’univers me comprend et m’engloutit comme un point ; par la pensée, je le comprends." (B. Pascal, Pensées, 1670)

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Anni fa avevo scritto che avevo intrapreso una traduzione di "The Raven", famoso componimento di Poe di cui mi ero innamorata. Ho impiegato una decina d'anni a tradurre questo testo, forse perchè non ero ancora psicologicamente e tecnicamente pronta ad affrontarlo.
Avevo iniziato nel 2000 o nel 2001, non ricordo di preciso, ricordo una giovane Bea in metropolitana alle prese con il testo tratto da un vecchissimo libro di Poe che avevo a casa mentre scrivevo e correggevo tutto su fogli volanti pieni di frecce, segni, punti interrogativi ed esclamativi di fianco alla traduzione che andavo producendo, asterischi di rimando, opzioni diverse per tradurre uno stesso termine, cancellature dappertutto... Sembrava un campo di battaglia, un vero cantiere, come di solito definisco io i fogli dove lavoro. Lavorare con la scrittura è un cantiere: si scava dappertutto nella lingua, nel testo, in se stessi e poi a volte non si arriva a nulla se non a decifrare un verso o una parola impiegando molto tempo. E come in un cantiere si arriva a mettere un paletto o il nastro bianco e rosso attorno a una zona, poi però bisogna fermarsi e riposare, non si può avere fretta di costruire una casa intera in un giorno.
Quella Bea ventenne che era alle prese con il Corvo era estasiata dal testo ma non aveva gli strumenti per affrontarlo. Non aveva le conoscenze e le capacità per trovare una versione definitiva che cercasse di contenere tutte le sfumature dell'originale, non era in grado di gestire tutto il testo con le sue complessità.
Ci sono voluti anni di studio e di attesa per trovare il modo di affrontare l'opera e mantenerne la ricchezza. Qualcosa si sacrifica sempre nel passaggio da una lingua all'altra e in questo caso sono stati l'uso delle assonanze di sapore germanico e della rima, ma nel complesso la storia che l'autore voleva riferire si legge bene, in scioltezza, il clima dell'opera e le immagini vengono mantenuti, il linguaggio si avvicina a quello odierno e la metrica originale viene rispettata. Tradurre così, senza volersi allontanare troppo dal testo e cercando di renderlo il più precisamente possibile, sembra di mettere una camicia di forza che però mi piace mantenere e che mi ha messo alla prova. Più facile scrivere senza confini quel che si vuole, mentre qui si deve tenere in considerazione l'autore, non si è mai da soli.
Così nell'estate 2012, dalla quale è già passato molto tempo, ho completato questo cammino e ho ottenuto una versione in lingua italiana piuttosto soddisfacente, che non vuole dire la parola definitiva sul Corvo, ma dare una possibilità in più al lettore e soprattutto vincere una sfida che mi sembrava insormontabile.
Ora sono alle prese con un nuovo poema, la Ballata dal carcere di Reading di Oscar Wilde che è profondamente diverso e che mi sta dando soddisfazioni.

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Siamo in un'epoca in cui la musica gioca un ruolo del tutto secondario e i musicisti sono bistrattati come se fossero paria della società. Oramai diventa impossibile anche studiare musica a un certo livello: la musica è diventata un lusso per pochi, una passione relegata a passatempo da vivere in maniera privata, un'attività che non può diventare una fonte di reddito né tantomeno una professione, in quanto poco o per nulla pagata. Infatti i grandi teatri non pagano o lo fanno a singhiozzo dopo avere ricoperto d'oro i big e dopo che i manager si sono intascati un sacco di soldi; le istituzioni pubbliche non organizzano eventi pagati e se danno in concessione degli spazi ai privati chiedono affitti da paura, la Chiesa è sorda alle iniziative concertistiche che non siano di un certo livello e a sfondo religioso, e anche lì hanno spesso da ridire sul programma, a loro dire spesso poco consono al luogo sacro anche nei casi in cui il musicista abbia composti brani appositamente religiosi. Pure i locali pubblici non pagano: loro sono lì per guadagnare, mica possono spendere dei soldi per chi va da loro a fare dell'intrattenimento... Non importa il genere musicale che fai, se sei un musicista più o meno in gamba sembrerà sempre che vai a elemosinare o a disturbare con la tua musica. Ora anche la formazione è messa in discussione, anche gli allievi sembrano dare fastidio; questo articolo nel link riguarda il liceo musicale G. Verdi di Milano, dove avrei voluto iscrivermi nel '94 http://www.nordmilano24.it/2014/06/07/studenti-sestesi-flash-mob-verdi-rabbia/ e comunica che la convenzione con il Conservatorio per l'uso delle aule per lo studio dello strumento nonché come sale prova è stata stracciata. Sì, i musicisti danno fastidio perchè fanno rumore e sono casinisti e perchè si pensa ancora che siano degli sfaticati che non hanno voglia di lavorare... Poi però quando si siedono allo strumento magicamente tutti rimangono affascinati e muti ad ascoltare, tutti applaudono, alcuni si lasciano sfuggire un gridolino strozzato dall'emozione. Ecco la società mediocre in cui viviamo, dove la gente è incapace di riflettere e riconoscere l'importanza di tutti i mestieri, le difficoltà oggettive nell'apprendimento di un'arte che non regala niente. Oggi come oggi l'ingegnere e il musicista, i due poli opposti dell'universo lavorativo moderno, non se la passano bene: entrambi qualificati e sottopagati, entrambi richiesti sul mercato ma contrattualmente sempre precari e in bilico testimoniano la volontà di tenere sotto scacco una generazione, la paura di investire nei e l'assenza di prospettive concrete. Succede in una società in forte conflitto, dove la ricchezza è distribuita su base generazionale, dove i "vecchi" hanno paura dei "giovani" e i primi sfruttano le capacità dei secondi per fare profitto. Il controllo economico delle generazioni più anziane fa da tappo alla realizzazione personale dei giovani, in un'atmosfera paternalistica e bonaria in cui la frase imperante è: "Io sono il più anziano, e tu non sarai mai più bravo di me."
Sicuramente abbiamo toccato il fondo in questi anni ma altrettanto sicuramente mi sento di affermare che abbiamo iniziato a scavare.

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Current Mood: cynical cynical

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È bello vedere che la Darsena è tornata a essere pulita con le paperelle (!) e il Naviglio navigabile. Milano è stata per troppo tempo vittima del degrado e dell'incuria di turisti e milanesi, siano essi nativi o acquisiti. Se l'Expo deve essere un'occasione perché la città migliori benvenga, io vorrei tornare ad essere fiera della mia città, vorrei tornare a dire che siamo in una metropoli europea sulla cresta dell'onda, traino dell'economia e centro culturale importante come a metà degli anni '90. Vorrei una città frizzante ma accogliente e rispettosa delle persone e mi piacerebbe che tutti quelli che ci abitano o che ci vengono per diletto o per forza avessero un po' di amore per la nostra Milano cominciando con il non sporcare i marciapiedi, con il parcheggiare negli spazi appositi, non fermandosi in doppia fila, comportandosi educatamente sui mezzi pubblici (il che significa per esempio sedersi senza mettere i piedi sui sedili dove altri si devono sedere, non scrivere sui muri della metro e non buttare cicche o altri rifiuti sui convogli).
Questo tipo di osservazioni si dovrebbero fare ai dodicenni, se fate una delle cose succitate sappiate che siete degli adulti incivili. Basta poco per vivere meglio gli spazi pubblici.

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Sul sito ufficiale del Parlamento Europeo sembrerebbe che passeremo da 35 seggi a 42 per la sinistra europea. Qualche seggio forse rosicchiato ai socialisti, mentre il PPE subisce un calo importante; bene i Verdi, i liberali perdono anche loro punti. Mi rattrista vedere che la lista Tsipras qui in Italia ha fatto meno di quanto annunciato negli Exit-Poll con il rischio di essere addirittura sotto il 4%.Mi rattrista ancor di più vedere il populismo imperante degli 80 € di Renzi far sfondare il PD e farlo toccare il 40%. E' questa la politica che piace agli italiani?
Come avevo detto e scritto mesi fa il PD ha ormai del tutto l'aspetto della DC del passato, che nessuno ammetteva di votare e che ogni volta era al potere.

Allora questo è il sunto di oggi in Lombardia (sì sono i risultati locali ma giusto per capirsi un attimo)

LOMBARDIA:
PD 41,5%
Lega Nord 15,91%
Forza Italia 15,14%
M5S 14,37%

Ora facciamo un saltino indietro e ricordiamoci cosa era successo: http://www.corriere.it/.../bersani-convocato-quirinale...
Sì certo, sono un'altra cosa le Europee ma possiamo evincere cmq il clima politico dall'anno scorso a ora. Per questo i leader hanno preso a cuore così tanto queste elezioni, perchè cmq si tratta di un momento molto importante per sondare l'opinione pubblica e capire come gli italiani molto probabilmente voterebbero (si pensa che chi vota per esempio comunista alle europee voterà lo stesso anche alle elezioni locali, il che non è molto sbagliato).
Ma torniamo a noi: come stavamo alle elezioni governative che vi ho ricordato nel link?

Febbraio 2013:
PD 29,55%
Lega Nord 4,09%
PDL (Ora di nuovo Forza Italia) 21,57%
M5S 25,56%

Facciamo 4 conti per chi non ha notato molto bene:

PD: +11,95%
Lega Nord: +11,82%
Forza Italia: -6,43%
M5S: -11,19%

Ora riuscite a capire chi si è spostato dove è andato? Ora capite che il PD non ha (più [?]) un target di sinistra? Ora vedete che cosa è l'M5S?

Queste elezioni più che essere europee si possono considerare come un vero e proprio sondaggio di gradimento dei politici italiani e un test per le prossime amministrative (se e quando, visti i recenti ribaltoni) ci daranno ancora l'opportunità di esprimerci per il nostro paese.

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Current Mood: bored bored

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Ieri bellissimo 1° maggio in piazza a Paderno, in una realtà di provincia diversa x atmosfera da Milano che, come sappiamo, come sempre combina più facce a seconda delle vie in queste occasioni particolari. 1° maggio a festeggiare in musica la nostra tenacia di lavoratori, perché oggi x portare avanti le proprie giornate lavorative ci vuole tanta tenacia da parte di tutti in questo clima incerto, senza sicurezze. Bello vedere persone applaudire a Somoza, candidato x la sinistra, quella vera, alle Europee con la lista Tsipras, che ha parlato dei problemi locali della provincia. Bello sentirle coinvolte dal discorso di Moni Oviadia, che ci ha ricordato che non siamo risorse umane ma lavoratori, che il liberismo ci sta uccidendo e svalutando come persone impedendo ai giovani di costruirsi un futuro e una famiglia e distruggendo le famiglie esistenti mettendole alla fame per il profitto di pochi. Non c'è giustizia senza diritti per tutti, non c'è società se si lascia morire la gente di fame dopo una vita di lavoro, non c'è umanità se si lasciano impuniti gli imprenditori di quelle aziende che hanno fatto ammalare di cancro i loro dipendenti lasciandoli volutamente a contatto con l'amianto e altri veleni sul posto di lavoro x anni. È stato bello sentire questi discorsi e vedere tanta gente appladire: mi ha ricordato che non sono sola, che altri condividono i miei pensieri. Noi siamo tanti e siamo il voto utile, ci ha detto Moni Ovadia, e sono pienamente d'accordo. Bisogna votare con coscienza e seguendo sempre i propri ideali. In questo sistema elettorale ci hanno tolto dal parlamento ed è ora di ritornarci (non appena ci daranno la possibilità di votare ancora, si spera...) e alle europee possiamo arrivare al 4% x provare a invertire la rotta.

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Le istanze socio-economiche di oggi sono profondamente legate al 25 aprile. Sembra una bestialità ma in realtà il dopoguerra con la ricostruzione, il benessere e il periodo di pace europea più lunga in tutta la storia con la conseguente crisi congiunturale dovuta parzialmente all'entrata nei nostri mercati dei Paesi orientali e in parte alla saturazione del mercato capitalista occidentale hanno la loro origine nella Liberazione. Chi come me si è fatto un'idea antieuropeista e antieuro in realtà credo che sia contro un modello industriale di stampo tedesco sul quale si è basata la costruzione dell'Europa. Gli attriti tra gli Stati e la volontà di supremazia di alcuni di essi non sono mai stati sopiti e anzi si sono risvegliati con la caduta del Muro. La ricostruzione della Germania (giustissima) non era più vista come un pericolo e non deve diventarlo. Gli Stati europei devono fondare un'Europa equilibrata e rispettosa di tutti i suoi cittadini. Il rischio di una terza guerra mondiale devastante come le altre è irrisorio e un conflitto potrebbe verificarsi per motivi ben più seri legati alla sopravvivenza dell'umanità al giorno d'oggi ma siamo già dentro a un sistema che ci schiaccia come cittadini e ci porta a rapporti di vicinato piuttosto tesi. Il sogno europeo dei politici di 20-30 anni fa sta sfumando ed è necessario un cambio di rotta perché ci sia pace e vero benessere per tutti: il sogno dei nostri nonni andati in guerra e che hanno fatto la Resistenza.

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Current Mood: grateful grateful

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Mi chiedo sempre che cos'è l'amor. Non perché io non ne provi e non sappia com'è (penso di averne provato più di quanto in media la gente ne senta) ma perché è qualcosa di così grande che si fa fatica a etichettarlo, a descriverlo in maniera esaustiva.
L'amore è fatto di talmente tante cose, è così sfaccettato che è troppo difficile parlarne senza sminuirlo.
A volte vedo le coppie, poche in realtà, che stanno insieme da 30 o 40 anni, e mi chiedo cosa li leghi nel loro caso specifico. È qualcosa di molto intimo e segreto, che le coppie non lasciano vedere, e quando accade capisci tutto dell'amore. È un legame che non si descrive, è il bisogno dell'altro, è il non bastarsi mai e l'essere persi senza il compagno. È un dare valore all'altro che diventa insostituibile in qualsiasi contesto.

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Come artista, ossia creatore di realtà e sistemi sotto forme diverse, vorranno sempre per comodità confinarti in un genere, ma tu sii sublime e rompi le regole: è da questo che viene il cambiamento. Usa il tuo stile, è il tuo biglietto da visita, ma non esagerare o diventerà stucchevole come una torta troppo dolce e quindi indigesta. Il tuo stile deve trasparire a tratti senza che diventi qualcosa di maniera.

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La maggioranza dirà che è un film noioso e incomprensibile, ma di cosa parla questo film che in pochi hanno capito? Parla della decadenza della società, dei valori assenti e dell'apparente inutilità dell'esistenza di chi ha cercato tanto un senso alle cose, di fare qualcosa e si è ritrovato con un pugno di mosche.
È lo spaccato di vita di questo scrittore, Jep Gambardella, ormai 65enne, arrivato a Roma a 26 anni che ha scritto un solo romanzo diventato una pietra miliare della letteratura. A 65 anni però si accorge di ciò che ha intorno e riflette su quanto sia vuoto il suo mondo. Parla di quelli che si sono accorti della vanità dell’esistenza, di quelli che hanno capito l’inutilità finale di tutto, ma nonostante ciò vanno avanti come se niente fosse, per metà incompresi e quindi soli; non è un caso che il film ci racconti anche della solitudine di un uomo che viene considerato "il re delle feste".
Un re malinconico, l’atmosfera crepuscolare invade tutta la pellicola, è l’umore dello scrittore ormai stanco e fiacco, che per sua stessa ammissione non ha più tempo per cose che non gli interessano davvero, che si rende conto della pochezza di quasi tutto quello che lo circonda, mentre i personaggi sono inghiottiti nelle loro notti di movida sfrenata. Egli è nostalgico ma non del passato, bensì di qualcosa che non c’è, di un’ideale perduto. “Che cosa avete contro la nostalgia?” Chiede Jep, “è l'unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro”. Il futuro non dà risposte e non offre prospettive migliori, esiste solo il passato con il suo idealismo morto e un presente squallido.
Scrivere, usare l’immaginazione, abbattere la realtà è l’ancora di salvezza, e questo lo si intende dalla citazione tratta da Céline (Voyage au bout de la nuit) che compare all’inizio della pellicola: “Voyager, c’est bien utile, ça fait travailler l’imagination. Tout le reste n’est que déceptions et fatigues. Notre voyage à nous est entièrement imaginaire. Voilà sa force. Il va de la vie à la mort. Hommes, bêtes, villes et choses, tout est imaginé. C’est un roman, rien qu’une histoire active. Littré le dit, qui ne se trompe jamais. Et puis d’abord tout le monde peut en faire autant. Il suffit de fermer les veux. C’est de l’autre côté de la vie.” ("Viaggiare, è molto utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto non è altro che delusione e fatica. Il nostro vero viaggio è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, animali, città e cose, tutto è immaginato. E' un romanzo, nient'altro che una storia attiva. Lo dice Littré, che non sbaglia mai. E innanzitutto tutti possono produrne. Basta chiudere gli occhi. Si tratta dell'altro lato della vita."
Potete trovare il testo integrale di Voyage au bout de la nuit qui: http://pourlhistoire.com/docu/voyage-celine.pdf)
Roma è perfetta come ambientazione, il massimo dell'arte, della bellezza, della vita, città che si riduce a sarcofago dorato della non-esistenza... Roma è più godereccia nell'immaginario collettivo di altre città e ovviamente lo stereotipo è cercato. Un’altra città non sarebbe la stessa cosa: non Milano, non Torino, nessun’altra città poteva eguagliare il simbolo romano. Sicuramente essa rappresenta molto bene il vuoto di una società che non ha saputo valorizzare la bellezza di cui dispone. Le panoramiche su Roma e le musiche rendono perfettamente l'idea di quanta bellezza ci circondi e di quanta decadenza siano protagonisti gli uomini, le persone senza scopo, che non hanno rispetto delle proprie radici.
A un certo punto appare uno stormo di uccelli che si riposa su una terrazza prima di riprendere il viaggio: è davvero interessante perché lì c'è tutta la bellezza, qualcosa che sparisce in un soffio, mentre quella dell’arte trasuda dappertutto, con un nuovo fascino decadente; sarà in grado di salvare il mondo? Toni Servillo, è lui nel film a impersonare Jep Gambardella, dice: “Cercavo la grande bellezza e non l’ho trovata”. Cosa è la grande bellezza? E’ l'arte che circonda i personaggi e che compare discretamente nel film: una presenza muta. E cosa fanno questi nuovi artisti scrittori circondati da tanto splendore? Nulla. L'assenza di ispirazione dello scrittore che non sa di che parlare è evidente.
La grande bellezza è l’elevazione, la catarsi da tutte le brutture che circondano l’uomo nella quotidianità e nella mondanità, ma Jep non riesce ad allontanarsi da questa realtà, non riesce a purificarsi e rimane intrappolato tra l’arte classica e la società immorale contemporanea che frequenta, che più tenta di definirsi ideale e più si rivela nella sua mediocrità. Elevarsi non è da tutti, così come il protagonista così anche lo spettatore medio che di fronte a un film cerca solo di farsi due risate e si ferma alle apparenze, alle prime impressioni, senza andare oltre nella ricerca di significato. Ed è proprio questo il problema dello spettatore: fermarsi. Ciò non permette di capire il film e di apprezzarlo. Il rischio di capire il film è capire se stessi, essere messi di fronte al proprio io spogliato di tutto, e questo fa spesso paura.

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Ho perso gente molto più importante di te nella mia vita. Come puoi pensare che io ora stia male perché tu te ne vai?

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Anime gemelle

Non so come tu possa essermi così familiare – né so perché sembri sempre meno che io stia conoscendoti e sempre più come se mi ricordassi chi sei. Non so come ma ogni sorriso, ogni sospiro mi avvicina all’impossibile affermazione che ti ho già conosciuto prima, che ti ho amato prima – in un altro tempo, in un posto diverso – in qualche altra esistenza.

- Lang Leav





Soul Mates

I don’t know how it is you are so familiar to me – or why it feels less like I am getting to know you and more as though I am remembering who you are. How every smile, every whisper brings me closer to the impossible conclusion that I have known you before, I have loved you before – in another time, a different place – some other existence.

- Lang Leav

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Current Mood: touched touched

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Quest'anno non si annuncia molto diverso dal solito; ultimamente ho la netta percezione che le cose siano addirittura peggiorate rispetto a poco tempo fa, ma forse più semplicemente ero io a sperare troppo in qualcosa che invece molto probabilmente non c'era. Odio l'idea di essere stata un passatempo per qualcuno e sono molto spiaciuta di questa sensazione sgradevole perché onestamente non ho fatto nulla per meritarmi questo. In ogni caso, dicono, il tempo è galantuomo e ripaga dei torti subiti, e chi più di me ha vissuto cambi e situazioni così diverse tra loro tali da confermare la teoria? La gente non mi conosce davvero, nemmeno i più intimi sanno veramente qualcosa della mia storia e certo mi piacerebbe poterne parlare ma a qualcuno che ne capisce, qualcuno che è passato per un cammino simile, il che è difficile da trovare. Forse dovrei cercare in qualche ambiente "particolare" ma non nascondo che non mi fido molto della gente e questo perché spesso le persone si spacciano per qualcosa che non sono e vogliono venderti qualcosa che non esiste.
Ciò detto, dal momento che non posso affrontare cambiamenti in campo sentimentale né personale, per ora i miei progetti per il 2014 sono legati più allo scrivere, almeno fintanto che non sapremo quale sarà il nostro destino lavorativo. Se domani fossi a casa dal lavoro cosa farei? Per ora non mi voglio imbarcare in attività che non potrei reggere economicamente o da un punto di vista di tempo a disposizione, non sia mai che io debba cercarmi un'altra occupazione, ma preferisco aspettare i prossimi mesi per vedere cosa succede e concentrarmi sul comporre testi.
In questo mese di gennaio 2014 sono arrivata a 165 poesie (passatemi il termine) compiute, finendone 2 a stretto giro, e ho diversi scritti a metà da completare che mi richiederanno però diverso tempo per essere rielaborati. Mi rendo conto che sono tanti ma anche pochi, di media ho calcolato che impiego circa 45-46 giorni per completare un testo ma ciò non tiene minimamente in conto che ci sono stati alcuni anni in cui, si sa, non ho composto assolutamente nulla, tanto che pensavo di aver perso l'ispirazione. Mi sbagliavo, perchè dopo quella fase di silenzio c'è stato un momento in cui mi sono rivolta alla scrittura in maniera del tutto naturale per buttare fuori tutto quello che avevo dentro e che non andava.
Questa sera poi ho riletto anche un pezzo di Two Lives e sono stata assalita da un'angoscia che francamente non pensavo di poter provare ancora. Sono stata assalita dal malessere interiore di quel periodo, non mi ricordavo nemmeno di aver scritto certe parole. Ho paura che il mio testo invecchi a stare lì senza essere pubblicato, che un giorno sia sorpassato, fuori moda, relativo a un periodo storico che non interessa più (e cioè quello dell'inizio 21° secolo) e non so neanche perché ho questi pensieri negativi. Certo pubblicare non è semplice, mi piacerebbe non dover cercare un editore, non ne comprendo del tutto il senso e sono contro la mercificazione dei miei sentimenti (come dissi in un altro post).
Riprendere quel testo in mano è stato però una buona idea perché mi ha permesso di mettermi come obiettivo il batterlo a computer e digitalizzarlo in modo che, essendo l'originale scritto a matita, io abbia una matrice del lavoro che non vada persa.
Un altro obiettivo del 2014 sarà quello di riprendere in mano il mio lavoro in prosa e di continuarlo dopo che l'avevo lasciato da parte prima delle vacanze di Natale. Il titolo di questo scritto dovrebbe essere "Lacerazioni" a meno che non ci siano cambi in corso d'opera; in realtà si tratta di tre romanzi in uno, perché le protagoniste sono 3 donne con le loro esperienze di vita e le riflessioni a cui giungono. Il punto è che pur raccontando non voglio fare un romanzo come gli altri, non mi interessano più di tanto gli intrecci di chi fa cosa o i dialoghi (che peraltro sono ancora completamente assenti dopo 15 pagine circa); mi interessa l'umanità dei personaggi, la loro psiche e la loro sofferenza mentre affrontano le loro vite. Sarà un lavoro molto lungo, e non progetto una data di fine, credo sia deleterio porsi dei paletti, ne risentirebbe l'opera stessa, e non l'ho mai fatto in 21 anni di scrittura, quindi non vedo perché dovrei cominciare ora a metterne.
Ecco quindi i miei "obiettivi letterari" del 2014, che sono quelli che posso avere ora, mentre per tutto il resto sono in una sorta di limbo... Anche con il canto sono in una fase di stand-by e vorrei che ci fossero delle novità a breve, ma non so ancora vederle.

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Ho sempre desiderato pace e tranquillità attorno a me e so per esperienza diretta che è molto difficile averne. Andare d'accordo con le persone oppure fare in modo che gli altri non creino un ambiente troppo malsano intorno a dove sono io è sempre stata una mia priorità perché non mi piace vivere circondata da tensioni. Devo dire che purtroppo mi è praticamente impossibile avere quella calma intorno che mi renderebbe una persona migliore e cerco di ritagliarmi il più possibile un'oasi di pace. Questi giorni sono stati veramente difficili per me e il mio benessere psicofisico ha risentito molto di queste vacanze natalizie.
Scrivo veramente poco a cuore aperto e non vorrei addentrarmi nella questione ma ho passato dei brutti momenti; alcuni giorni non riuscivo a mangiare e mi si chiudeva lo stomaco, molte notti non sono riuscita a riposare tranquillamente ma ero in preda a pensieri di varia sorta, proprio io che non desideravo altro che un po' di vacanze per riposare e invece mi ritrovo a dover riprendere la solita vecchia vita d'ufficio senza neanche aver dormito come si deve. L'ansia e il senso di inadeguatezza, il percepire di non essere minimamente graditi sono sensazioni che fanno male, soprattutto quando ci si aspetterebbe altro, ma non importa, perché il dolore quotidiano del singolo (e quindi anche il mio) si perde nell'universo e viene dimenticato tanto quanto il bene che tu puoi aver fatto a una persona, il tempo che ci hai speso, ecc. Soffrire non è molto sensato e anzi bisogna imparare a preservarsi, ad allontanarsi dalla fonte di tutto questo dolore, inflitto volontariamente e anche gratuitamente.
A volte è l'unica via d'uscita che si ha a disposizione e comunque vadano le cose è normale che faccia male. Non si può stare a perdere del tempo in situazioni che non funzionano. Io l'ho fatto, dopo tanto dolore e tanto volersi negare di fallire, dopo tanto mandar giù e abbozzare agli errori altrui, ecco che finalmente sono arrivata alla conclusione di voler lasciar perdere, di valutare maggiormente la mia salute piuttosto che continuare da sola un cammino con dei pesi molto grosse da portare sulle spalle.
Quindi sono state delle brutte giornate, la cosa che mi è spiaciuta di più è stato aver perso tempo dietro a qualcuno che non ha fatto altro se non fingere di apprezzarmi, fingere dei sentimenti per poi ignorarmi con il tempo manco fossi della spazzatura. Però quando diceva che "aveva bisogno" di me io c'ero, quando non aveva nessuno io ero l'unica persona a esserci e a dare supporto... E invece niente, poi scopri che la persona in questione chiaramente tiene il piede in più scarpe, l'ha sempre praticamente tenuto, ha sempre cercato, ha sempre fatto i cavoli suoi, perché non bisogna lasciarsi scappare nessuna potenziale partner o chiamatela come vi pare.
Sono tanto stufa di una situazione ridicola in cui lui stesso mi ha infilato, fregandosene altamente del mio malessere per sua stessa ammissione, probabilmente senza neanche percepirlo minimamente.
Son cambiata molto in questi giorni, è scattato qualcosa in me come una sorta di meccanismo di autodifesa, e non dico che ora non faccia male, ma l'unica cosa che posso fare è venire fuori da questo stato e annullare i miei sentimenti. In fondo in questo modo di agire ho pure una bella esperienza e questa volta sarà veramente l'ultima perché non ho più nessuna intenzione di fidarmi ulteriormente di qualcuno.
C'è veramente troppo schifo in giro, troppe persone superficiali e finte; l'unica cosa che posso fare è ignorarle e non dare più confidenza.

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Gennaio – Febbraio
Amy Winehouse “Fuck me Pumps”
Amy Winehouse “You know I’m no good”

Marzo – Aprile
Colplay “Fix you”
Depeche Mode “Never let me down again”
Depeche Mode “Leave in silence”

Maggio – Giugno
Scorpions “Life is too short”
SOAD “Toxicity”
Giovanni Battista Pergolesi “Se tu m’ami”

Luglio – Agosto
Pearl Jam “Elderly woman behind the counter in a small town”
Pearl Jam “Daughter”
The Brand New Heavies “Sunlight”

Settembre
Lacuna Coil “Trip the Darkness”
Cradle of Filth “Fear of the Dark”
Cradle of Filth “Temptation”
Arch Enemy “Out for you blood”
Arch Enemy “My Apocalypse”

Ottobre – Novembre
Icona Pop “I love it”
Haggard “Eppur si muove”
Lorde “Royals”
Coldplay “Atlas”
Lacuna Coil “Enjoy the Silence”
U2 “Ordinary Love”

Dicembre
Nightwish: “Storytime”
Nightwish: “I want my Tears Back”
Nightwish: “Arabesque”
Dream Theatre “Awake” (album)
Dream Theatre “Take away my pain”

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Come sempre quando arriva il Natale non ho mai voglia di festeggiarlo.
Mi manca sentire un calore vero, mi sento circondata da falsità quando vedo la gente che corre a spendere e comprare qualsiasi cosa, quando vedo tutti indaffarati con i pacchetti e le decorazioni e io sono lì a chiedermi: “Perché?”
Faccio come quando ero piccola e mi chiedo il perché di qualsiasi cosa, quindi mi chiedo perché la gente è così ipocrita, falsa, insensibile però quando viene Natale deve indossare delle maschere e sembrare più buona.
Mi chiedo a cosa serve tutto questo darsi da fare per un giorno solo, quando la vita poi riprende come se nulla fosse, con le solite brutture e le solite magagne, i soliti scorni e la stessa sconsolatezza. L’illusione che le persone portano nella tua vita quando ti trattano in un determinato modo, quando le loro promesse si rivelano in quanto parole vuote, quando le loro promesse vengono puntualmente disattese, quando dicono ogni sorta di falsità, diventa disillusione verso i rapporti umani in generale e così anche quando arriva il Natale la speranza che ci possa essere qualcosa di importante, qualcosa di vero, qualcosa per cui valga la pena di vivere e di tentare ancora di costruire qualcosa, qualcosa per cui valga la pena rischiare di lasciarsi coinvolgere, muore.
Mi hanno ucciso lo spirito del Natale.

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INTJ: Nitefise.

Ni mi dà una prima impressione delle cose, delle persone, degli eventi. E' molto forte e autoritaria, se ho una prima impressione Te a volte deve forzare molto con frasi del tipo: "Aspetta un momento, frena, vediamo un attimo di analizzare la situazione, diamo tempo e vediamo lo sviluppo degli eventi" perchè di solito sono molto decisa e quando do un giudizio ahimè solitamente non sbaglio. Me lo riconoscono anche gli altri. Provo a dire: "E' solo una prima impressione" qualche volta ma spesso si rivela tutto corretto quello che avevo "impressionato"...
Se si tratta di una questione su cui decidere di solito il procedimento è molto veloce, per cui in una sequenza di istanti riesco a vagliare un'ipotesi via l'altra. Spesso verbalizzo i miei pensieri quando sono da sola o in ufficio e quindi il flusso dei ragionamenti viene espresso in automatico in maniera veloce. Con questi processi riesco a fare dei ragionamenti e delle scelte veloci. A volte capita che le decisioni siano troppo evidenti da prendere oppure che non ci siano molte possibilità di scelta, quindi Te viaggia "in automatico" e cioè sembra che io decida in maniera diretta senza un vaglio, ma a pensarci bene mi accorgo che già avevo pensato prima a qualche ipotetico scenario e avevo già scelto nella mia mente l'opzione migliore in caso mi si fosse capitata quella situazione, oppure la strada che mi si presenta davanti è assolutamente la conseguenza diretta di altro successo prima e quindi la scelta su come comportarsi viene da sè.
Fi in tutto questo non viene tratta in causa, Fi opera ma non in contesti decisionali o lavorativi, Fi entra in ballo direttamente nelle questioni sentimentali o di amicizia. Spesso però anche qui Te prende il sopravvento e pertanto non scelgo molto il mio comportamento in base a quel che sento ma in base a quello che mi dice la logica, quello che è più giusto da fare. Tendo a frenare molto i miei sentimenti, la manifestazione dei miei sentimenti e al massimo scelgo di fare qualcosa quando so che mi piace o mi fa star bene (Fi) e rientra nei comportamenti che rispondono alla mia morale (sempre Fi) ma quando si tratta dei rapporti con gli altri non dirigo le mie azioni in base alle aspettative o quel che sento.
Se è l'esperienza con il mondo esterno. In passato l'esperienza, in senso generale, quindi tutto, era qualcosa che un po' veniva demonizzato e tendevo a frenare molto per paura, con il risultato che la mia vita è stata in una prima fase molto chiusa e ripetitiva, quasi cristallizzata in movimenti e azioni che si ripetevano ciclicamente. Ora un po' comincio a uscire da questa sfera e mi accorgo che le cose cambiano attorno a me con il tempo, che il mondo in cui mi muovo si è mosso e quindi i miei movimenti eterni non hanno nessun senso. Anche se sto ferma in un punto il mondo si muove intorno e ora ho anche voglia di muovermi io e di non rimanere attaccata a delle icone. Ho voglia di imparare cose nuove e di fare qualcosa che non avevo mai fatto prima, di conoscere qualcuno di interessante, di avere diversi hobby e conoscere il mondo. A volte ho ancora paura del nuovo e formulo frasi del tipo: "Troppo impegnativo fare questo." "Troppa gente in questa attività" oppure "A che serve?" O anche frasi del tipo: "Non sarà una perdita di tempo?" ma sto cercando di riequilibrare...

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Nel corso degli ultimi mesi ho maturato la coscienza di essere un Enneatipo 1 nel test dell'Enneagramma. Precisamente un 1w9.
Ecco le caratteristiche più importanti di questo tipo:

CARATTERISTICHE FISICHE E LOOK
Statura più spesso alta, ieratici, piùsnelli che grassi (specie i w2). I tipi 1 amano le diete e seguono le terapie con zelo.
Difficilmente sono pienamente rilassati, tendono a tenere il capo proteso ed eretto. La postura è eretta, i muscoli in tensione, lo sguardo diretto; può evidenziare una reazione negativa con il corpo ma non verbalmente.
Sono persone che tengono a vestire in modo classico ed elegante; l’abbigliamento è stirato e ben assortito.


PERSONALITA’ E MONDO INTERIORE
Nella relazione con se stesso è estremamente autocritico, mai soddisfatto delle sue prestazioni, tenta sempre di migliorare, reprime il desiderio di provare piacere.
Il più grande desiderio di un tipo 1 è di essere amato nonostante la sua imperfezione.
Sognano di estirpare il male radicalmente.
Sono molto ordinati; devono dare un’immagine di pulizia e meticolosità. Talvolta nel loro angolo personale c’è disordine ma di cui conoscono bene la necessità.
E’ inconsciamente convinto di essere criticato dagli altri, è attaccato alle sue idee e attento che gli altri si comportino correttamente e responsabilmente, il che condiziona il modo di ascoltare quel che gli altri dicono.


RELAZIONI
Se sono di alto livello sono leali, premurosi, attenti e disponibili.
Molto equilibrati e hanno ottimo senso dell’umorismo.
Piglio brusco, pignolo, ma con integrità morale di grande spessore.
Nei rapporti col partner può essere pesante e pieno di pretese irrealizzabili. Tende ad essere dominatore e a lasciare al partner solo la possibilità di adeguarsi. E’ critico nei confronti il compagno nello sforzo di portarlo a fare la cosa giusta; nonostante ciò quando è con gli altri esalta sempre la persona che ama.
Ha difficoltà nell’esprimere adeguatamente la rabbia e alla fine esplode.
Nei rapporti sessuali è più interessato alle prestazioni che ai sentimenti. Se la prestazione è mediocre o se il partner non risponde convenientemente si sente in colpa e può iniziare un ciclo ansiogeno, in cui l’attività sessuale viene ridotta al minimo per paura di fallire.
Inoltre desidera un partner perfetto e non un essere umano, ragion per cui alcuni non si accasano, mentre altri scelgono un partner per esclusione. In ogni caso confronteranno sempre le vecchie esperienze con le attuali.
Vivono nella perenne paura che qualcosa del loro comportamento o del loro carattere spiaccia al partner; ciò si traduce in una tensione interna accentuata dall’idea che piacere e felicità si debbano meritare e guadagnare e che lo svelamento dei lati cattivi metterà in fuga il compagno.
Non accettano che il partner abbia qualità buone e cattive insieme e vorrebbero che ne avesse solo di buone,quindi tendono a voler cambiare in meglio il loro partner.
In un rapporto a due tuttavia il tipo 1è disponibile al perdono se l’altro ammette i propri errori ed è disposto a rimediare.
Sono capaci di una devozione assoluta nei confronti del compagno se sono di alto livello, ma se sono di basso livello il compagno sarà sempre posto sulla graticola di un criticismo esasperato e pieno di rancore.


GENITORIALITA’
IL genitore di tipo 1 può mantenere sempre in tensione il figlio, generando altri 1 la cui parola d’ordine sarà: “Lottare e sottovalutarsi”.
Sono ottime guide, sinceri, corretti,danno il buon esempio, ma se sotto stress diventano ipercritici e cercano istintivamente gli errori e gli aspetti negativi delle persone.
Pignoli, polemici e intransigenti, sono molto esigenti nei confronti altrui.
Dall’esterno si avverte un senso di superiorità e anche visivamente si presentano rigidi e tesi.
Pongono l’attenzione sui comportamenti e non sulle motivazioni nascoste e tendono a moraleggiare.


COMUNICAZIONE
Nella comunicazione sono un po’ sacerdotali e usano facilmente espressioni quali“bisogna”, “si deve”, “te l’avevo detto”, “così non va bene”, “hai sbagliato”,ecc. con un tono di voce sprezzante, arrogante, tagliente, colpevolizzante.Altre parole molto usate sono “corretto”, “eccellente”, “buono”, “giusto” e “sbagliato”.
Spesso durante il colloquio, usano l’indice per direzionare lo sguardo altrui su qualcosa di più importante. Con loro bisogna dimostrarsi innanzitutto persone a cui interessa l’etica, l’onestà e la morale.
Si attardano a ripetere informazioni per essere sicuri che l’interlocutore abbia capito bene.
Interazioni che richiedano l’accoglimento di punti di vista diversi o alto grado di tolleranza reciproca non sono benaccetti.
Il modo di parlare nel tipo 1 + preciso,diretto, minuzioso, conciso e dettagliato.
Se viene criticato si mette subito sulla difensiva, ed esprime pensieri orientati al compito. E’ reattivo alle idee.
Inconsciamente il tipo 1 trasmette impazienza, rabbia, critica e ostinatezza nelle sue opinioni.


LAVORO
Scelgono facilmente lavori che richiedono la cura del particolare, la meticolosità dei dettagli, la pianificazione e la precisione, la ricerca etica. Esempi di lavoro ideali al tipo 1 sono: insegnamento, contabilità, compiti organizzativi, pianificazioni a lungo termine, chirurgia, direzione spirituale, investigazione, predicazione,filologia, ricerca, artigianato, oreficeria. Saranno missionari, arbitri,giudici, moralisti, ecc.
Amano il cerimoniale, il protocollo, le regole assolute.
Esigono sapere esattamente da parte dell’autorità le loro competenze, responsabilità e le necessità del loro ruolo, e se concordano con questo sono disponibili ad adeguarsi assolutamente ai voleri e alle decisioni che provengono dall’alto.
Restano sempre critici e sono assolutamente sensibili alla slealtà e agli errori delle autorità. Detestano ciò che è ingiusto, soprattutto se viene dall’alto.
Lavori ove le decisioni vertono su dati di fatto o informazioni parziali e non su linee di condotta ben definite sono per loro poco gratificanti.


SPIRITUALITA’ E CREDI
Sono attratti da religioni o fedi che esigono stretta adesione alle regole, sono più protestanti che non cattolici.
Spesso sono politici dell’opposizione,instancabili e disposti a qualunque sacrificio per la loro giusta causa.


HOBBY E GUSTI
Amano la natura, coltivare piante, sorvegliare i boschi e spesso sono a loro agio nel movimento ecologista.


IL CLIENTE
Il cliente perfezionista pretende altissimi livelli di qualità e regole sicure. Sarà estremamente attento ai vostri errori e molto esigente su come state seguendo ogni singola procedura, perché sa quel che dovreste fare.
Sono colpiti dal fatto che voi facciate riferimento ai vostri valori e al vostro codice d’onore e dovete cercare di fare in modo che coincida con il loro. Conta molto che vi mostriate educati,puliti, ben vestiti in modo classico e professionali.
Siate accurati nel modo in cui presentate un vostro lavoro: non deve essere sgualcito. Mostratevi preparati nella vostra area e non debordate mai dai vostri stretti confini.

Non abbiate remore nell’ammettere di aver sbagliato o di arrivare fino a un certo punto, e che andare oltre è compito altrui. Vi perdonerà facilmente se dimostrerete di voler correre ai ripari,possibilmente con il loro consiglio o beneplacito.

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